Sobrietà

Riflettevo sul fatto che osservo a diversi livelli almeno tre atteggiamenti distinti di affrontare la crisi che si ripercuotono anche sulle scelte politiche, dai governi fino ai piccoli comuni.

La reazione più paradossale è di coloro i quali se riconoscono il momento di grande difficoltà, lo reputano passeggero e transeunte, pertanto non ritengono di dover modificare il loro stile di vita (o la loro conduzione del governo). Seppur banalizzata, questa concezione può essere riassunta nell’infelice i ristoranti sono pieni di Berlusconi di un paio di anni fa. Come pure nelle affermazioni dell’allora super-ministro dell’economia Giulio Tremonti, per il quale già si intravedevano segnali di uscita dalla crisi e secondo cui la ripresa si sarebbe concretizzata nell’anno “x+1” (sarebbe a dire che nel 2010 aveva promesso la ripresa per il 2011, nel 2011 per il 2012 e via discorrendo).

In ecologia, tanto per sfondare le barriere tra diverse discipline, potrebbe essere letto come il modello a resilienza zero, ossia una visione completamente ostile all’adattamento alle nuove situazioni date, distaccata dalla realtà e, per via della sua risposta rigida, destinata alla sconfitta.

Un’altra concezione, di cui più recentemente abbiamo riassaporato l’amarezza, è l’austerità, ossia imporre riduzioni, tagli, mancanze, privazioni. Si vorrebbe di più, ma data la difficoltà della fase, ci si rende conto che bisogna operare con meno. Questo è forse l’atteggiamento più relativizzante: è un modello ad elastico. Quando si può (o si pensa di potere) si fa. Alla grande e con massimo dispendio di energie e forze. Quando ci si rende conto delle ristrettezze (magari è anche troppo tardi), si chiude, si taglia. In maniera brusca e senza coerenza. Con esiti a lungo termine non sempre positivi anche perché decisamente legata alla capacità di leggere la fase e di percepire i segnali. Non è detto che vi si riesca.

Infine, buon ultima, esiste la risposta sobria. A dire il vero non è neanche una risposta. Non è legata alla crisi. E’ un atteggiamento volto alla ricerca dell’essenziale. Di ciò che veramente serve. E al rifiuto di tutto ciò che pare superfluo. Se arriva la crisi, il sobrio è la persona meno in difficoltà nell’affrontarla perché non deve cambiare concezione di vita.

Spesso si confondono Austerità e Sobrietà. Per me sono figlie di due visioni completamente diverse.

La prima ha un risvolto più tecnocratico. Penso sia di derivazione calvinista, non per niente ha trovato i suoi massimi sostenitori nei modelli del nord Europa e, più recentemente, tedesco.

La seconda ha una dimensione più umanizzante ed è figlia di una filosofia che parte dalla persona. E’ latina, cattolica direi anche. Non a caso in questo ultimo periodo è impersonificata a livello pubblico da due soggetti molto diversi, Papa Francesco e il Presidente uruguayano, Pepe Mujica. Entrambi sudamericani.

Del Papa e dei suoi importanti gesti parlano tutti i giornali. La scelta del nome è già stata una scelta di campo.

José Pepe Mujica è meno noto in Italia. Si tratta di un vecchietto (78 anni) particolarmente energico che dopo essere stato uno dei leader dei Tupamaros e della sinistra uruguaiana, ha trascorso ben 14 anni di carcere per le sue posizioni politiche (mi viene in mente Pertini)  fino al ritorno della democrazia nel 1985. 

E’ il Presidente più povero del mondo perché destina il 90% del suo pur ricco stipendio (12mila dollari al mese) ai poveri e al sostegno dei piccoli imprenditori. Inoltre ha rifiutato di vivere nel palazzo presidenziale e risiede in una piccola fattoria nei pressi di Montevideo. Non ha l’auto blu e gira con un vecchio maggiolone. Come Papa Francesco, nonostante le possibilità connesse al suo status di persona privilegiata, cerca di continuare a vivere come una persona normale. Tra le persone normali.

In un discorso semplice ma diretto, che forse è passato alla storia in occasione del G20 in Brasile, ha detto, riprendendo Epicuro, Seneca e gli Aymara:

“povero non è colui che ha poco ma colui che ha costantemente bisogno di molto e desidera sempre di più”

che forse spiega meglio di qualunque definizione la visione di una persona sobria.

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