Il doppio errore di Civati

Nutro notevole simpatia per Civati, ma leggendo i giornali di stamani ho strabuzzato gli occhi nell’apprendere che sarebbe contrario all’ipotesi di modificare lo statuto del PD per separare definitivamente la carica di segretario da quella di candidato presidente del consiglio.

Mi pare un provvedimento di buon senso, perché come detto, per come è oggi si schiaccia inevitabilmente il partito sulla prospettiva di governo, quando in realtà sarebbe buona cosa che le due sfere rimanessero separate. Anche perché, come è capitato (purtroppo) recentemente, quando il candidato presidente perde le elezioni è automaticamente delegittimato come segretario e il partito va alla deriva.

Aggiungo, nota mia, che i due ruoli comportano anche competenze diverse, spesso non incarnabili dalla stessa persona.

Parlo di “doppio errore” però perché leggo:

“se Epifani e Cuperlo vogliono candidarsi solo alla segreteria è una scelta loro”

non si tratta di una scelta legata ai destini personali, caro Pippo!

Auguro tutto il bene a Civati per la sua carriera, ma non può pensare che queste scelte siano cucite sui singoli e sulle loro spesso spropositate ambizioni.

Bisogna uscire da questa prospettiva e ragionare in maniera un po’ più collettiva e sul ruolo – sempre che ne abbia ancora uno – di questo partito nella politica italiana.

 

La Responsabilità ai tempi di Epifani

Dichiarazione odierna di Epifani:

“Non mi piace la sinistra che di fronte alle difficoltà scappa sempre. Per questo non si deve tornare a due sinistre, una che si fa carico delle responsabilità l’altra che non le vuole. Sel si era presentata con noi al voto, ma alla prima difficoltà ha sciolto il matrimonio. Si vede che non era un’unione molto solida”.

Oltre a sottolinearne l’inopportunità (quel “si vede che non era un’unione molto solida” sa molto di pregiudizio da veterodemocristiano), da un punto di vista comunicativo è un disastro: mettersi oggi, dopo le polemiche legate alla mancata partecipazione alla manifestazione FIOM, ad attaccare SEL significa semplicemente mettersi di fronte a un interlocutore che oltre ad avere migliori frecce ha pure l’arco.

Nota a margine, però, l’aspetto che più mi interessa è sempre il peso delle parole. Al di là della debolezza del ragionamento – pare quasi che Epifani non abbia capito  la straordinarietà (nel male) di ciò che è successo – la keyword è sempre “responsabilità”.

La responsabilità oggi sarebbe rappresentata dall’aderire a un governo di larghe intese? Perché?

Ovvio! E’ l’unica strada possibile e chi non è d’accordo è un pazzo, populista, demagogo e anche un filo antidemocratico.

Ma quindi, caro Epifani, fare opposizione a un qualsivoglia governo, a maggior ragione se contro ogni logica elettorale come questo, significa essere degli irresponsabili?

Si può ancora fare opposizione in democrazia?

OccupyPD, me medesimo e i “One-O-One-Network”

Sebbene io sia e resti molto critico rispetto al governo delle larghe intese e alle modalità con cui si è insediato, non mi è proprio riuscito di abbracciare la protesta di #OccupyPD.

L’ho trovata folkloristica ed inconcludente nelle modalità. Irrilevante e quasi apolitica nella sostanza.

Ammetto che è criticabile e curioso attaccare l’unica opposizione interna, di fatto, che ha avuto l’esecutivo partendo da una posizione di contrarietà a quanto abbiamo visto. E soprattutto per quanto fatto da me – nulla – per manifestare il mio dissenso. Non nascondo che in questo momento mi sento assolutamente sospeso e roso dall’attesa di vedere ciò che succederà (forse niente), quasi che debbano essere nuove vicende a guidare le mie decisioni.

Non mi sento rappresentato da questo governo. Non me lo si può chiedere.

Non è molto che faccio politica attiva (non da vent’anni, per lo meno). Berlusconi c’era già quando ho cominciato. Ed è sicuramente stato un punto di riferimento negativo.

Per anni sono state vezzeggiate le posizioni antiberlusconiane. A me non interessa: sono e resto antiberlusconiano. Si tratta di convinzioni profonde che non possono essere certo abbandonata per effetto di un Letta o di un Epifani.

Si è detto che l’antiberlusconismo sia stato un collante che ha tenuto insieme, in maniera artificiosa, posizioni anche difficilmente inconciliabili, a discapito della proposta. Può essere vero in termini generali.

Ma se sposto il ragionamento sul piano personale, non mi sento compreso nei celebri versi di Montale:

Codesto solo oggi possiamo dirticiò che non siamociò che non vogliamo

So cosa sono e ho una visione.

Proprio alla luce delle premesse, dei valori e degli ideali che mi hanno spinto a fare politica, so anche che questi sono inconciliabili con qualsiasi forma di alleanza con quella parte, che ripeto, non è il centrodestra, non è una coalizione di conservatori, ma un versione televisiva del vaso di Pandora. Ad ogni livello… da Ruby ai fatti di Trezzano s/N di ieri (decimata la giunta PDLina per corruzione).

Mi sarei aspettato che nel Partito Democratico la decisione di aderire alla sciagurata convergenza fosse innanzitutto maggiormente condivisa, non solo con la base ma anche negli organismi dirigenti, e, una volta presa, contestata da buona parte del partito.

Nulla di tutto ciò è successo.

Non si è ancora capito chi ha deciso e in quali occasioni ci si sia confrontati. Al momento abbiamo negli occhi una direzione nazionale, quella della resa incondizionata a Napolitano, che null’altro è stata se non una passerella.

Poi qualche mugugno ed è rientrato tutto. Un po’ di movimento, che ha spostato solo aria, di Civati.

E gli slogan “vogliamo i nomi” e “siamo più di 101” di #OccupyPD appunto.

E’ mancata però una parte strutturata all’interno del PD che abbia osteggiato la nascita del governo.

Peccato che molti pensino al significativo tradimento dei 101 come a un fatto isolato, quasi una istantanea follia collettiva, più un incidente di percorso che il dipanarsi di un disegno.

Ed è qui che casca l’asino (direbbe Di Pietro): dato per assodato che il disastro si è potuto realizzare per non aver vinto le elezioni, non posso nascondere, però, che non riesco a slegare tra loro tre episodi.

Gli ultimi due sono decisamente connessi: la rielezione di Napolitano e il governo delle larghe intese.

Ma il fatto inquietante che per primo ha fatto correre qualche brivido lungo la schiena è stata la decisione di Napolitano di chiedere numeri certi a Bersani anziché mandarlo allo sbaraglio alle Camere per la fiducia.

Siamo così sicuri, visti anche gli sviluppi della cronaca giudiziaria e i pesanti condizionamenti che ne derivano, che l’eventuale governo Bersani non sarebbe partito? Ed è chiaro che sarebbe stato – indipendentemente dalla durata – la tomba delle larghe intese. Si sarebbe chiuso, salvo fratture drammatiche ed inconciliabili, lo scenario che ha permesso il governo Letta.

E allora è così difficile vedere una comune strategia tra questi fatti?

Volete farmi credere che Napolitano non avrebbe voluto essere rieletto ma poi si è fatto convincere in mezzora da Monti e conseguentemente tutto è cambiato? Per piacere…

Come ha scritto Walter Tocci nel suo illuminante “Sinistra senza Popolo

 ”I 101 non sono parlamentari indisciplinati, ma un pezzo del gruppo dirigente che ha imposto il ritorno all’intesa col Pdl, senza assumersene la responsabilità a viso aperto. L’esito finale della delegazione contrita al Quirinale e del governo organico tra Pd e Pdl per molti esponenti del Pd non è stato un incidente, ma la politica che desideravano sin dall’inizio, come si vede dalla soddisfazione ostentata da molti in questi giorni. La gravità della vicenda non è formale ma sostanziale.”

Non mi pare che quelli di #OccupyPD abbiano capito questo. Non furono (usiamo il remoto che dà più solennità) 101 pellegrini, ma la rete dei 101, altrimenti detta la “One-O-One Network” (per essere un po’ pop usando il nome di una radio).

E non è cosa di poco conto ma lo snodo storico attorno al quale si è ricomposto il quadro politico attuale e forse quello dei prossimi anni.

A parte la protesta e il solito attacco indistinto alla classe dirigente, dov’è la proposta? Come uscire da questa situazione? Come pensare che il PD possa nuovamente avere una prospettiva?

Leggo #OccupyPD come una forma imbelle di protesta. Addirittura utile perché a tal punto inefficace dall’avere effetti meno che fisiologici. Utile perché fa vedere che comunque nel PD ci sono giovani, gente che ci crede, che soffre e che ha passione e forse anche che è rieditabile un presunto spirito originario.

Ma intanto l’ennesima assemblea/passerella ha eletto Epifani con l’85% dei consensi come segretario. Senza nessun concorrente e deciso nelle segrete stanze. In maniera tale da arrivare al congresso senza disturbare troppo il governo e gli alleati.

Se queste sono le premesse del “Congresso Vero” che si sente invocare…

A Sotto il Monte la cittadinanza onoraria a 49 bambini stranieri

Da semplice originario del paese noto per aver dato i natali a Giovanni XXIII, non ho apprezzato negli ultimi anni l’operato dell’amministrazione guidata dal Sindaco Bolognini (una lista civica di centrodestra). Decisamente troppo cemento per quella che era un oasi di campi, cascine, vigne e boschi.

Ma ho trovato veramente di ampio respiro l’iniziativa che ha visto Sotto il Monte al centro della cronaca locale degli ultimi giorni. Decisamente controcorrente.

Domenica 12 maggio il sindaco ha conferito la cittadinanza onoraria al regista Ermanno Olmi e a 49 bambini stranieri che vivono in paese (leggi qui).

Olmi, bergamasco e autore di “E venne un uomo”, film sulla vita di Giovanni XXIII – significativo ma non certo fra i migliori della sua carriera (per me su tutti L’Albero degli Zoccoli e Il Mestiere delle Armi) – è stato soprattutto il narratore di un modo di vivere, di intendere la religione e la vita sociale e collettiva, tipica di queste zone una volta contadine (e povere) e alla base del messaggio giovanneo (c’è un pezzo di quella ruvida terra anche nel Concilio Vaticano II…).

L’occasione è il 50esimo anniversario della pubblicazione dell’enciclica Pacem in Terris, uno degli ultimi grandi gesti del Papa Buono che morì il 3 giugno 1963 (data che la nonna teneva che mi ricordassi da bambino…).

Ed è proprio il filo della fratellanza universale che lega Olmi, Sotto il Monte e i bambini stranieri. Bella anche la finezza di onorare nello stesso momento un grande personaggio e questi bimbi.

Bravi, davvero.

Epifani I

“Caronte”, data la situazione ambientale in cui versa il PD, è probabilmente l’epiteto più azzeccato per indicare il ruolo di Guglielmo Epifani.

Un compito gravoso che l’ex segretario della Cgil ha assunto con una massiccia dose di entusiasmo:

“Devo dire con grande onestà che non ho cercato questo incarico, ma davanti a tante sollecitazioni con la stessa fermezza dico che non potevo sottrarmi alla responsabilità”.

Scherzi a parte, se proprio devo esprimermi, ritengo che si tratti di un “traghettatore navigato”, sicuramente in grado di reggere le pressioni di queste settimane e probabilmente anche di mediare tra le tante posizioni esistenti all’interno del Partito. Certo, lo slancio è un’altra cosa. 

Di lui mi colpiscono due “etichette”.

La prima. Ex Segretario della Cgil. Non ho mai visto di buon occhio il fenomeno storico del travaso di sindacalisti nei partiti, quasi che l’attività sindacale sia funzionale ad un’avanzata carriera politica. Lo dico riconoscendo appieno il ruolo delle associazioni dei lavoratori, s’intenda. Ma mi piace l’idea dell’autonomia delle due sfere, in cui sindacati e partiti sono due mondi distinti, anche se comunicanti.

Probabilmente la sua elezione è anche figlia della volontà di tranquillizzare l’elettorato rispetto al mondo del lavoro in riferimento all’attività del governo (penso alla disoccupazione, agli esodati, ai precari…).

La seconda. Socialista (craxiano?). Il primo socialista alla guida del PD. Chi l’ha preceduto veniva o da Margherita (e DC) o DS (e PCI).

Sarà un caso, ma sembra quasi che nel momento di massima divisione tra le anime del Partito Democratico si debba ricorrere a un esponente dell’altro grande partito popolare, il PSI appunto, di quella che fu la Prima Repubblica. Quasi una figura terza di un partito terzo.

Chissà che più o meno inconsciamente anche questo elemento non abbia pesato sulla scelta. Di certo, si evince che da sabato la presenza socialista, vista quasi come incidentale nel PD in questi anni, non può più essere considerata marginale.

E’ stata sottolineata la transitorietà del suo incarico.

Partendo dal presupposto, forse filosofico, che tutto è temporaneo (perché comunque destinato ad esaurirsi), questa evidenza mi pare di nessun conto.  Anche perché non escluderei che chi l’ha proposto – forse il “tortello magico” intorno a Bersani con l’appoggio più o meno convinto sostanzialmente di tutto il partito – lo potrebbe vedere come un buon candidato anche per il congresso.

In sostanza, un film con il copione già scritto. I presupposti e il personaggio non lasciano pensare a rilevanti coup de théâtre.

Peccato che come spesso capita quando si parla di PD, quella che sembra una solidissima trama viene sconvolta nel giro di poche ore. E qui di variabili impazzite, basti pensare al “governo-nato-per-durare-ma-che-forse-non-durerà”, ce ne sono…

 

Un Governo di Sussidiarietà Nazionale

Ammetto che ascoltando la lista dei ministri del nascente governo, vi ho trovato qualche inaspettata sorpresa.

In questo i due presidenti del consiglio, Enrico Letta e Giorgio Napolitano, sono stati molto abili.

La prima sorpresa è stata la comparsa di Emma Bonino agli Esteri. Considerando che avrebbe scalzato Mario Monti e Massimo D’Alema, come non esserne contenti? Inoltre la leggo come una possibile investitura per il post Napolitano. Su molti temi, soprattutto economici, non condivido le posizioni della leader radicale, ma mi pare uno dei migliori profili politici italiani. Una delle poche personalità politiche alla cui immagine si associno posizioni, idee, aperture e non posticini, corruzioni, nomine ed intrallazzi.

Altro evento inatteso è stata la mancata nomina di Maurizio Lupi alla Sanità e di Mario Mauro all’Istruzione. I due ciellini sono stati comunque fatti accomodare rispettivamente alle infrastrutture (=appalti, Expo2015) e alla Difesa (probabilmente vedremo dei quadri di Caravaggio appesi negli F35…).

Infine, ultima (parziale) buona notizia: il delicato Ministero della Giustizia non è stato dato al PDL (si parlava addirittura di Schifani) ma a una donna equilibrata come Anna Maria Cancellieri, dal mio punto di vista uno dei pochi ministri salvabili del governo Monti.

Detto questo, arriviamo alla sostanza.

Si tratta visibilmente di un governo da destra-DC. Qualcosa di simil andreottiano. Inutile dire che non mi sento per niente rappresentato. Continua a leggere

Intervento all’assemblea PD del 21/4/2013: analisi della sconfitta elettorale

Di seguito la seconda parte del mio intervento all’assemblea di domenica a Cesano. Fa seguito alla fotografia della situazione. Seguiranno delle considerazioni su Cesano che però, dato il momento, ritengo marginali.

Leggo la sconfitta patita alle recenti politiche come conseguenza di più elementi che vado schematicamente a sintetizzare sotto (l’ordine non riflette il peso):

La composizione del bacino elettorale. Non vuole essere una scusante, ma è più una premessa.

Sappiamo di cosa stiamo parlando? Innanzitutto l’Italia è un Paese che dal dopoguerra ha sempre diffidato della sinistra. E ha guardato con sospetto anche alla recente stagione del centrosinistra e dell’Ulivo. In più, non va dimenticato che ampie fette del Paese sono nelle mani della malavita organizzata.

La frammentazione politica. Questo è uno degli elementi di cui si parla meno. Il nostro quadro politico è rimasto bipolare in termini formali ma era almeno quadripolare in termini reali. Oltre al centrodestra e al centrosinistra c’erano il M5S e Lista Civica di Monti.

Su Monti vale la pena di fare un approfondimento: da mesi mi chiedo che interessi avesse una persona proiettata a fare il Presidente della Repubblica in pompa magna a mettersi alla guida di una nascente coalizione accreditata, nel migliore dei casi, di raccogliere il 15% (cosa che poi non si è verificata). Per le informazioni a nostra disposizione, è stata una mossa politica demenziale.

Ma Mario Monti è persona intelligente e accorta. Soprattutto non passa né da intrepido né da incosciente. Probabilmente una piccola coalizione di centro era necessaria nei piani di qualcuno. La sua presenza, mi sono convinto, rispondeva al chiaro intento di impedire al centrosinistra di governare da solo. Scusatemi per non aver definito il  “qualcuno”. Ma potete provarci voi ad indovinare. Credo che arriveremmo ad individuare più o meno agli stessi soggetti.

Gli errori di Bersani. Si dice che Bersani abbia perso le elezioni per un atteggiamento di eccessiva sicurezza. Chiunque di noi ha un amico che ci ha apostrofati dicendo: “avete perso elezioni già vinte”.

Io non la leggo in questi termini.

Come tutti speravo in un risultato migliore, ma sapevo, anche per le considerazioni espresse sopra (incognita Grillo e presenza di Monti), che al Senato difficilmente avremmo avuto la maggioranza (per effetto della disastrosa legge elettorale).

Gli errori di Bersani stanno in una campagna elettorale troppo timida, fatta nel chiuso dei teatri. Addirittura all’estero. Alcuni viaggi e alcune relazioni avevano lo scopo di “accreditarsi” presso tutta una serie di ambienti, ad esempio finanziari, che, a conti fatti, non hanno influenzato il voto.

Forse proprio per non urtare alcuni interlocutori, Bersani ha presentato un programma di vaghi intenti, non particolarmente definito e mai incisivo. Quanti “non detti” tra le righe. Sicuramente in buona fede. Ma la gente non ha capito (o l’ha capito al pari di alcune sfortunate metafore). Si pensi su tutto alla mancanza di una proposta in grado di entusiasmare l’elettorato.

E quale rapporto con l’agenda Monti (peraltro in quale oscura discarica è stata buttata?) e dei vincoli di bilancio? Le risposte di Bersani in tal senso hanno sempre dato l’impressione di una costrizione (era evidente la non condivisione) ma piuttosto di contrastare preferiva defilarsi, esprimersi in maniera evasiva. In sostanza, mai convincente.

Il Governo Monti. Alla base dei tentennamenti di Bersani nel poter prendere posizione circa i vincolanti impegni economici che il Paese ha assunto nei confronti dell’Europa, c’è stata anche la necessità di non poter di colpo contraddire quanto sostenuto come forza sostenitrice del Governo tecnico guidato da Monti. Che aveva lasciato segni indelebili nei ceti popolari per la riforma delle pensioni (ivi compreso il dramma esodati) oltre che per la riforma Fornero sul lavoro.

E, non dimentichiamocelo, verrà ricordato anche per quanto non fatto: mi riferisco ai promessi tagli ai costi della politica, all’abolizione delle province. Sappiamo come il non aver dato segnali chiari a tal riguardo abbia pesato sull’esito elettorale.

Gli interlocutori. E il problema degli interlocutori è forse “IL” problema. A chi ha risposto il PD delle sue scelte recenti e odierne? Con chi si è confrontato? Probabilmente a e con tutta una serie di gruppi di interesse e ambienti, al di fuori del PD, che sono stati in grado di esercitare influenze determinanti e spesso indebite. Mi riferisco a Confindustria, le banche, i grandi gruppi economici e finanziari italiani ed europei, la CEI, pure i sindacati. Quanto in tutto ciò si è tenuto conto della base (domanda retorica)? E quali spazi per un’autonomia di elaborazione?

Il Partito. Sul banco degli imputati c’è anche il ruolo del partito. Se il PD liquido di Veltroni si era rivelato “gassoso” in fatto di inconsistenza, quello di Bersani è stato un partito che all’atto pratico si è rivelato pesante, burocratico ma non funzionale.

Se ci si riferisce al rapporto con le federazioni, con i circoli, si può anche dire “sclerotizzato”.  Difficile trovare spazio per un coinvolgimento dei militanti in termini di idee, in termini di personale politico (nonostante qualche eccezione con le primarie) e pure di risorse economiche,  dato che è difficile che i vari livelli, “centro” e “periferia”, abbiano scambi.

Anche questo ha contribuito a dare del PD l’immagine dell’apparato, della conservazione, della casta e dell’oligarchia. Quando sappiamo che il voto ha premiato, come già detto, il cambiamento.

Quindi, oltre a non essere particolarmente definita la collocazione politica del Partito Democratico, sono pure incerto che si possa parlare di “grande partito popolare”. Popolare sì, o quantomeno abbastanza, rispetto alle fasce della popolazione che si sentono rappresentate. Ma non popolare rispetto a quanto il PD le rappresenti realmente, sia in termini programmatici, sia nei fatti, come dimostrato negli ultimi giorni.

Gli scandali e la stampa. Una stampa, penso in particolare al Corriere della Sera, che risponde ai gruppi di cui sopra, ha fatto di tutto per mettere in cattiva luce il centrosinistra e Bersani. Ne sono convinto. Rispondeva agli stessi intendimenti di non volere il centrosinistra al governo, per lo meno da solo.

Di certo, però, il PD in particolare ha contribuito con degli scandali in cui si è trovato immerso, a dare la sensazione di “non essere diverso dagli altri”.

Si pensi ad MPS, ai soldi dei gruppi regionali, al caso Penati. La stampa ha senz’altro contribuito poi a parificare l’effetto di tali episodi con la sistematicità della corruzione che caratterizza il PDL.

Si parla ora della ricostruzione del Partito. E’ un tentativo che dobbiamo compiere. Una strada quantomeno da provare.

Rispetto a ciò dobbiamo tenere in massima considerazione alcune questioni aperte dalla difficile soluzione.

La collocazione europea del Partito. Nonostante il tentativo di Bersani, il PD ancora non ha espresso un’adesione piena al PSE. E’ una scelta di campo che oggi si rende inevitabile per fare chiarezza. Segue una breve digressione personale.

Inconciliabilità delle posizioni. Quando ho aderito al PD non avevo alle spalle altre esperienze “partitiche”. Sono a buon diritto un “nativo democratico”. Tra ex Ds e Margherita vedevo differenze soprattutto in ambito etico, solo accenti sulla visione della società e dell’economia. In quel periodo il profilo valoriale cristiano-sociale incarnato da Romano Prodi sembrava un collante. Credevo che l’insieme dei nuovi che via via si sarebbero affacciati verso il PD, potesse superare queste diversità.

Oggi non è più quella la faglia che percorre il PD, a mio modo di vedere. La crisi ha accentuato le differenze, esacerbato i contrasti e, anche se non va più di moda chiamarle così, resuscitato lo scontro tra opposte ideologie sulla visione della società. Il fatto che più mi fa riflettere è che i poli più distanti di questo dibattito oggi sono incarnati da giovani. Non è un quadro esaustivo del PD e della sua composizione giovanile, ma in campo aperto le due proposte più visibili sono quelle di Renzi e dei Giovani Turchi. Antitetiche e inconciliabili, direi, se non ci fossero in mezzo la comune militanza e le logiche di potere (che stanno rovinando l’uno e gli altri). Nel frattempo abbiamo negli occhi, grondante di valori anche simbolici, il parricidio operato nei confronti di Romano Prodi, forse l’unica figura unificante degli anni di questo partito.

Come rimuovere le macerie? Sullo sfondo però ci sono ancora i detriti della vecchia classe dirigente. Quella inetta, incapace, sclerotizzante ed oligarchica. Quella che ha addosso ancora le ferite della caduta del Muro di Berlino. Che ha dovuto frettolosamente abbandonare gli ideali di gioventù per adattarsi a un mondo che di colpo è diventato anche il suo. E che oltre alla sindrome del perdente trascina con sé la necessità di farsi accettare. Dagli altri, dai vecchi avversari.

Per ricostruire bisogna prima rimuovere le macerie. Le macerie sono rappresentate da buona parte degli attuali dirigenti del Partito Democratico. Quelli che si sono seduti, che hanno anchilosato i meccanismi interni. Quelli che non ascoltano e che hanno praticato la cooptazione dei mediocri.

La rottamazione però si è rivelata un bluff, ma è innegabile l’esigenza di un vero rinnovamento, avvenuto solo in parte e, soprattutto, senza metodo. Nei volti e nei modi. Nella costruzione della classe dirigente.

Ossessione di governare. Dobbiamo anche superare l’ossessione di governare. Che non significa non voler vincere, ma significa riconoscere al partito un’autonomia rispetto al governo, all’amministrazione. Il PD in questi anni è finito schiacciato sotto le esigenze elettorali, le scadenze. Non è riuscito a proporre un adeguato lavoro culturale, a rodare i propri meccanismi interni, a migliorare la propria organizzazione, anche territoriale.

Sintomo di tale compressione, è, ad esempio, l’automatica candidatura del segretario a primo ministro, benché si tratti di due figure politiche diverse e faccia sì che irrimediabilmente, come vediamo in questa fase, le sorti del candidato premier siano indissolubilmente legate a quelle del Partito.

Intervento all’Assemblea del 21/4/2013: la fotografia

Nel mio intervento odierno non parlerò di Cesano e della situazione cesanese.

Non ha senso parlare del locale quando non si sa cosa sarà in futuro del Partito Democratico Nazionale alla luce dell’emergenza democratica che viviamo e della profonda crisi sociale per cui al momento non vediamo tracciata nessuna soluzione.

Non ha senso fare l’assemblea di condominio e parlare delle bollette dell’Enel sulle macerie di un palazzo da ricostruire.

Andiamo con ordine.

Oggi il PD si appresta a partecipare al secondo governo di larghe intese dopo pochi mesi. Il primo, sotto la guida Monti-Napolitano aveva contorni più soffusi perché gli era stato dato l’appellativo di “tecnico” per via della qualificata presenza dei vari Fornero, Terzi (quello dei Marò), Grilli e del “precoce” Martone.

Ci si presenta a questo appuntamento dopo aver rieletto Giorgio Napolitano, 88 anni, a Capo dello Stato.

Un mandato di spessore ma pesante alle spalle, caratterizzato da scelte complesse, a volte incomprensibili spesso dannose per il Partito Democratico e la sinistra.

A partire dalla regia del governo Monti per arrivare – qualche giorno fa – alla richiesta di voti certi a Bersani impedendogli così di andare alle camere e nominando i 10 saggi, ormai passati agli annali della letteratura umoristica.

Una scelta reazionaria e restauratrice a fronte di un voto che ha premiato la voglia di cambiamento che c’é nel Paese.

Scelta compiuta dopo un’assemblea in cui pochissime sono state le voci critiche e con il solo eroico Corradino Mineo, non certo uno dei leader del partito, che ha avuto il coraggio di esprimere un voto contrario.

Settecentotrentotto voti che certificano un vuoto incolmabile tra il palazzo e la gente. Una crisi di rappresentatività democratica senza eguali nella storia repubblicana. Una mancanza sofferta soprattutto a sinistra.

Semplicemente non andava chiesto questo sacrificio a Giorgio Napolitano. E, aggiungo, lui non avrebbe dovuto accettare.

Nei giorni precedenti, infatti il PD, oltre al debole nome di Franco Marini, ha sacrificato il proprio padre fondatore, Romano Prodi, la figura di certo più unificante del centrosinistra e della nostra formazione politica.

Sono d’accordo con chi ha letto nella bocciatura di Marini, la bocciatura di Bersani e nel tradimento a Prodi, il colpo di grazia al Partito Democratico patito per mano di 101 congiurati. Ordito non si ancora da chi… ma qualche idea sui mandanti ce l’abbiamo!

Volutamente non mi soffermo sulla fase della rincorsa a Grillo e sul rilancio di una eventuale proposta di governo seguente all’elezione di Rodotà.

Grillo ha giocato ad Achille e la tartaruga, tanto per citare il celebre paradosso di Zenone.

Più il PD si allontanava, più gli faceva credere che ci fossero le possibilità di avvicinarsi senza mai essere però raggiungibile. Il tutto è un gioco distruttivo utile soltanto a far esplodere le contraddizioni di un partito già diviso. In questo Grillo è stato molto abile.

I problemi del PD in realtà sono da ricercare nella mancata vittoria elettorale.

(segue…)

Assemblea PD Cesano 21 aprile 2013

Da tempo era convocata un’assemblea locale del Partito Democratico.

All’ordine del giorno c’era l’elezione del nuovo portavoce che accompagnasse il PD al prossimo congresso.

Alla luce della situazione nazionale, ho proposto questa mozione d’ordine, con lo scopo di rinviare tale elezione. Ritenevo che i fatti nazionali avessero la precedenza. Che senso aveva decidere oggi del PD di Cesano quando a breve verranno prese decisioni determinanti a livello nazionale?

Anche perché nel migliore dei casi, il congresso si terrà tra qualche settimana… che senso aveva questa fretta? Continua a leggere

L’ondata sentimentale

Non gliene frega a nessuno, ma sono quasi pronto per analizzare la situazione politica in termini complessivi, dal quadretto delle elezioni ad oggi. Discutere a caldo è sempre sbagliato e lo è ancora di più alla luce della situazione estremamente mutevole.

“Quasi” dicevo, quindi ora voglio solo condividere un’impressione sentimentale delle ultime ore.

Inutile che ripeta che tra i papabili presidenti della Repubblica la mia preferenza da settimane andava a Stefano Rodotà. Altrettanto banale aggiungere che trovo Franco Marini un profilo spento, privo di appeal.

Non so che ne sarà del PD, penso di sapere che ne sarà di Bersani. E giustamente.

Però sono scosso nel vedere in poche ore il PD che collassa su se stesso, un po’ come quei casermoni di stile sovietico una volta minati. Di fronte a Marini.

Neanche in male, l’ex scialbo sindacalista CISL meritava tanto.

Fotografo la situazione per come la vedo io.

Nonostante la pseudo-apertura di Grillo al PD con Rodotà, la strada del PD per fare un governo passa inevitabilmente per un patto di non belligeranza con le altre forze in Parlamento, PDL in particolare.

Il PDL vuole un Presidente che non sia inviso a Berlusconi. Una volta andata in porto questa operazione, probabilmente, sarebbe disponibile, non ad appoggiare un governo a guida Bersani ma a trovare le modalità affinché possa avere la fiducia in prima battuta.

Non sarebbe un “governissimo”, ma un governo di minoranza composto esclusivamente dal centrosinistra che al Senato dovrebbe, di volta in volta, trovare la maggioranza sui singoli provvedimenti (anche con il M5S). Questa – eccezion fatta per le elezioni – è ad oggi l’unica via praticabile per non governare con il PDL.

Quindi Bersani ieri ha proposto la pur fiacca e bolsa figura di Marini. Da notare, particolare non trascurabile, che lo stesso Marini è del Partito Democratico, quindi PDL, Lega, Lista Civica con Monti etc avrebbero votato (in realtà loro l’hanno fatto) un esponente, per quanto “democristiano”, del PD.

Questo mi pare lo sfondo.

La scelta anche a me non è piaciuta. Oltre a preferire Rodotà (non da ieri sera) credo che Bersani non sia stato in grado di gestire efficacemente il rapporto con i gruppi parlamentari su una scelta così dirimente.

Però.

Innanzitutto Franco Marini non è il mostro di Dusseldorf. Non sarebbe di certo il migliore Presidente della Repubblica possibile, ma non è neanche un nome che possa riempire le piazze e indignare i militanti (cosa che in realtà è successa). A me non risulta che in passato sia stato uno dei grandi interlocutori nel centrosinistra di Berlusconi. Non mi pare “l’inciucione” per intendersi. Peraltro Marini è un nome meno di spicco e urticante di D’Alema, Violante e soprattutto Amato. Ed è stato Presidente del Senato. Un incarico istituzionale.

Secondariamente non sappiamo in realtà  a che pro fosse presentato il nome di Marini. Siamo del tutto sicuri che Bersani lo volesse al Colle e non lo volesse bruciare? Perché tutta una serie di Bersaniani di stretta osservanza hanno o votato scheda bianca o Rodotà?

La terza condizione generale è che d’un tratto, come abbiamo scoperto di avere nel PD la “scandalosa ed impresentabile” figura di Franco Marini, si è avviato il processo di santificazione di Rodotà da parte di tanti che non sanno neanche come la pensa.

C’è stata un’ondata emotiva. Di cui anche io, non lo nego, ho fatto parte. Ieri mi sono divertito a fare “mail bombing” nelle caselle dei parlamentari del centrosinistra per invitarli a considerare la candidatura di Stefano Rodotà. Però lì è finita.

In piazza a manifestare e a bruciare la tessera sarei andato in caso di sostegno da parte del PD per il Colle di Dell’Utri, Berlusconi o Monti. Ma per Marini mi pare che la reazione sia spropositata.

Molti mi dicono: ma il problema è il governo con il PDL.

Nessun governo con il PDL. Semmai l’accordo – alternative non ne esistono – di permettere a un governo di centrosinistra (di minoranza) di insediarsi. Basterebbero alcune assenze al senato e la cosa sarebbe fattibile. Se questo è lo scandalo, sono in attesa di conoscere l’alternativa percorribile.

Ma queste le piazze, la gente e la base. Che come giusto che sia, si esprimono come vogliono.

E’ però il caso di approfondire la questione del comportamento dei gruppi parlamentari. Hanno fatto bene a lamentarsi della scelta. Ma se non erro la delicata assemblea di ieri notte si è chiusa con 222 sì, 90 no e 30 astensioni. Quindi in teoria, seppur non brillantemente, però era passata la linea.

Oggi il PD si è distrutto in parlamento. A ciò si aggiunga SEL che è andata dritta su Rodotà. Quindi è proprio la coalizione ad essersi frantumata.

Come ricordava giustamente oggi Carlo Porcari:

il punto 10 del programma Italiabenecomune, sottoscritto da elettori e da eletti delle primarie, prevede che in caso di dissenso si decida a maggioranza. Alla prima occasione la metà degli eletti lo ha disatteso, non c’è futuro né per il Pd né per la coalizione.

Credo abbia colto nel segno.

Il centrosinistra e il PD hanno mostrato una fragilità di fondo devastante. Sono saltati completamente i meccanismi democratici interni.

Capisco la delicatezza del voto. Ma mi pare di aver colto che l’importante per molti era la dimostrazione della purezza e testimoniare immediatamente di fronte alle piazze, sui blog e su Facebook di non essersi macchiati con il voto a Franco Marini.

Senza ragionare. Prima di tutto veniva il “io non l’ho fatto! Nessun accordo con Berlusconi.” Poi fa niente se qualcuno di loro – come qualche renziano – è pure d’accordo al governissimo con ministri del PDL e sostenuto dal centrodestra.

Marini è stato bocciato. Ma ancor prima di capire come siano veramente andate le cose e di chiudere l’elezione del Presidente della Repubblica è già partita la caccia alla testa di Bersani, individuata come soluzione prioritaria.

Decisioni chiare, immediate limpide. Questo chiede la fase.

Ma mai come oggi sono terrorizzato dal fatto che il “sacro furore” non permette di preparare strategie. Resto convinto che in politica la priorità sia capire. Fare delle analisi e studiare le mosse. Poi si contesta, poi si aggredisce.

Ma senza piani, strategie e tenuta della linea si viene fagocitati. Non c’è la politica.

Io non ho capito la strategia del PD e di Bersani. Da un lato lo dico in termini negativi, dall’altro in termini dubitativi.

Ora non sono nelle condizioni di esprimermi. Forse lo potrò fare ascoltando un po’ di più e vedendo chi sarà il nuovo Presidente della Repubblica.

 

 

Caso Piscina: il Consiglio di Stato da ragione al Comune di Cesano

La notizia del giorno è che il Consiglio di Stato ha rigettato il ricorso che la società Cesano Sport Management (concessionaria della costruzione della piscina) aveva presentato contro la sentenza del TAR Lombardia 1547/2012.

In sintesi, il TAR accoglieva la domanda comunale di risarcimento dei danni patrimoniali subiti dal complesso
sportivo, determinando questi in €. 71.679,30 per penali e in €. 1.136.772,84 per i danni veri e propri subiti dalle opere per il loro abbandono, oltre a rivalutazione monetaria ed interessi di legge, mentre respingeva la domanda di danni non patrimoniali.

Inoltre (e soprattutto), riconosceva la legittimità della scelta  del Comune di risolvere il contratto per grave inadempimento consistente nel mancato rispetto del termine essenziale previsto dalla convenzione per la fine dei lavori (31/12/2008). Continua a leggere

Cristallo: ecco la minoranza ma manca la proposta

Dopo lo scambio di battute a cui ho partecipato nelle ultime settimane in risposta a Salvatore Indino sulle pagine del Sì o No, anche il centrodestra cesanese si è sentito in dovere di dire la propria.

Capisco il gioco delle parti ed il fastidio della minoranza nell’essere stata relegata all’angolo (quasi delegittimata politicamente). Oppure, la necessità strategica – ma un po’ incomprensibile per chi sta all’opposizione – di difendere lo status quo scendendo in campo frettolosamente per prendere posizione più o meno convintamente.

Ma accetto di buon grado le critiche. Ci stanno e non mi sottraggo alla dialettica.

Mi incuriosisce però quanto dichiarato dal centrodestra e mi sto affezionando alla simpatica caricatura che viene fatta di me. Continua a leggere

Caffaro: non si fa allarmismo parlando di PCB a Brescia

Sarà l’influenza delle teorie di Chomsky sul mondo dell’informazione, ma in effetti non mi aspettavo che la puntata di Presa Diretta “Puliamo l’Italia“  sull’inquinamento da PCB nel bresciano causasse grande attenzione sui giornali.

L’unico quotidiano a parlarne in maniera diffusa è Il Fatto Quotidiano, testata criticabile finché si vuole, ma sicuramente più libera di altre, soprattutto quando c’è da contrastare qualche interesse particolare.

Molti non ne parlano. Il Corriere fa anche peggio, ossia relega la questione alla sezione, pur documentatissima, “Brescia” quasi che si tratti di cronaca locale, magari accanto alla notizia della festa di paese che ha richiamato tanta gente dalle valli o dell’anziano parroco della frazione di montagna che va in pensione.

Da quanto ho capito, mi pare che si tratti di disastro ambientale.

Conosco il peso dell’espressione, ma non penso di provocare eccessivo allarmismo di fronte ai dati incredibili mostrati nel corso della trasmissione del bravissimo Riccardo Iacona. Continua a leggere

“Questa è la nostra prima esperienza”

Prima di una breve ma incisiva serie di stupidate (“noi non parliamo alle parti sociali, noi siamo le parti sociali” e “Minchia-bellazio-sembra di stare a Ballarò! Sono vent’anni che dite le stesse cose!”), la Lombardi (non ricordo il nome di battesimo e comunque non lo merita) ha premesso nella consultazione con il Presidente-del-Consiglio-Incaricato-Emerito Bersani: “Sa, questa è la nostra prima esperienza politica…”

A parer mio questa è l’aberrazione più pesante dell’attuale situazione .

Non è normale, secondo i miei vecchi schemi mentali, che una persona alla prima esperienza politica si trovi a gestire il peso di essere consultata per la formazione di un nuovo Governo (vale anche per il nostro Speranza, tutto sommato).

Non può non esistere un cursus honorum.

Quello che per inciso ha percorso Bersani (come scrivevo settimane fa, forse è una delle peculiarità del segretario PD).

Senza cursus honorum non manca solo l’esperienza. Manca anche la selezione.

Vi sembrerà tirata per i capelli ma non uso a caso l’espressione. Il riferimento è diretto all’antica Roma.

La vita media di un romano, immagino, sarà stata di 40-50 anni. Ebbene, a Roma l’uomo politico per arrivare al top doveva seguire una serie di incarichi di responsabilità crescente, durante i quali venivano valutate le sue qualità. E nonostante il sistema oligarchico, venivano selezionati i migliori.

L’incarico più prestigioso, quello di Console, era destinato (prima della riforma di Augusto) a uomini di età superiore ai 42 anni.

La Lombardi invece è arrivata dov’è perché trascinata da uno tsunami irresistibile. Si schianterà contro un albero.

La sfida è amministrare in anni difficili!

Siccome chiamato in causa più volte nel corso della lunga intervista che Salvatore Indino ha rilasciato al Sì o No in data 15 marzo 2013, mi sono sentito di dover rispondere. Ritenevo importante specificare ciò che penso rispetto all’attività teatrale del Cristallo e alla Festa Patronale, inquadrandoli in un’ottica più generale. 
Ringrazio Andrea Demarchi per l’ampio spazio concessomi. Dopo questa sovraesposizione mediatica a cui non sono avvezzo, torno ancora in letargo per un po’.
Sono lusingato, ma non sorpreso, dell’attenzione che S. Indino mi ha attribuito nel corso della lunga intervista riportata da Sì o No la scorsa settimana. Oltre a non amare la politica fatta di personalismi e a provare imbarazzo nel parlare di me, l’influenza che mi si accredita nel corso di questi primi miei 5 anni di amministrazione mi pare eccessiva. Non merito tanto. Lo ringrazio però per aver sollevato dei temi amministrativi che mi stanno a cuore e su cui mi sono battuto con tenacia assieme al mio gruppo consiliare…
Partiamo dalla situazione politica. Non vedo contraddizione tra il fatto che “la Giunta sia ancora in sella” e la forte voce, a volte critica ma decisamente propositiva, che arriva da parte consistente della maggioranza. Abbiamo garantito stabilità a Sindaco e Giunta (lo dicono i voti in consiglio) ma non crediamo alla politica dei falsi unanimismi. Siamo leali, corretti ma non appiattiti e spenti.
In questi mesi in consiglio comunali abbiamo assunto decisioni importanti. E, dati i numeri, il PD è sempre stato il primo sostenitore della Giunta. Non penso sia sfuggito a nessuno che abbiamo approvato bilanci via-via più difficili e gravati dai tagli ai trasferimenti statali, il Piano di Governo del Territorio, la delicata trattativa per riacquisire l’area della Ferrovia da parte del Comune, l’aumento dell’addizionale IRPEF. Si è trattato di operazioni spesso estremamente delicate in cui – voglio sottolinearlo – è spiccato il senso di responsabilità soprattutto dei “giovani”, consiglieri di ultima elezione che si sono caricati il fardello di scelte del passato di cui certo non sono stati responsabili (vedi la piscina, la società patrimoniale, il nuovo cimitero, la rinegoziazione dei mutui in essere).
Allo stesso tempo, nel contesto della discussione interna alla maggioranza, abbiamo fatto sentire la nostra voce, non per dividere, ma per costruire sintonia intorno a proposte che fossero partecipate da tutti. E così non sono sorte 3 torri da 20 piani in via Vespucci. Il parchetto di via Goldoni e i campi da tennis di via Rossini non sono stati rimpiazzati da condomini. Continuiamo ad avere un asilo nido in centro ed abbiamo mantenuto la biblioteca nella splendida cornice di villa Marazzi. Abbiamo pensato a un centro storico completato da un’area verde anziché da un’ulteriore struttura pubblica del costo di 2.5 milioni di euro (e chissà quanto per la gestione). L’IMU sulla prima casa non è stata applicata in aliquota massima (0.6%) ma allo 0.45%, avvicinandosi all’aliquota base. E finalmente siamo riusciti a dare ai giovani una struttura in cui ritrovarsi e sviluppare nuovi percorsi culturali benché sembrava che fosse diversamente segnato il destino del centro di via Trento.
Cosa avremmo distrutto nel fare ciò, se non qualche progetto non adeguatamente ponderato e qualche interesse particolare? Continua a leggere

21 marzo

Non so a quante ricorrenze sia legata questa data.

Ne voglio ricordare due, senza nulla togliere alle altre.

Innanzitutto è la Giornata della Poesia. Non sono un grande lettore di poesie, ma mi piacciono e ce ne sono alcune che mi rimandano ai tempi delle elementari e delle medie quando, spesso senza capire, si studiavano liriche a memoria.

Spesso, non sempre. Qualcosa, qualche verso, colpiva…

Allo stesso tempo oggi ricorre la Giornata contro le Mafie. Nel ’92 avevo 12 anni e venni travolto, anche lì senza comprendere più di tanto, da una ridda di informazioni sulle stragi.

Anche rispetto a ciò, non afferravo tutto ma avevo inteso che eroicamente erano saltati in aria due magistrati. Ricordo ancora le lacrime della prof di italiano nel dire: “Ma voi lo sapevate chi era Giovanni Falcone?”

Seguì una lezione del tutto straordinaria a scuola, fatta solo di quotidiani. Probabilmente scalzando lo studio di qualche poesia. Chi se lo ricorda… Continua a leggere

Al Gore e il Finanziamento Pubblico ai Partiti

Dopo la sconfitta (pur avendo preso più voti) contro George W Bush nelle presidenziali del 2000, Al Gore è stato abilissimo nel calarsi nel nuovo ruolo di opinion maker. Ha sensibilizzato l’opinione pubblica mondiale sul tema del riscaldamento globale (vincendo meritatamente un Nobel per la Pace) e dalla sua posizione ha la facoltà, che la politica non concede, di esprimersi liberamente.

In un’intervista del 31 gennaio scorso, in cui ho avuto modo di imbattermi solo oggi, l’ex vicepresidente americano descrive la crisi della democrazia americana come l’effetto del dirottamento di questa da parte dei gruppi di interesse. La causa, a suo dire, è l’influenza dei soldi.

La virtù della nostra democrazia era il dialogo tra i cittadini, da cui nascevano le decisioni giuste che negli ultimi due secoli ci hanno consentito di emergere. Da un po’ di tempo, però, prendiamo decisioni stupide (…) Conta più tagliare le tasse ai ricchi, che permettere alla gente di fare la spesa. Per non parlare di Wall Street: il tempo medio in cui si teneva un titolo era 7 anni, ora il 60% degli scambi dura meno di un secondo. Solo speculazione.

Ciò che può essere sconvolgente per un cittadino italiano che segue il dibattito politico di questi giorni è la soluzione paventata da Al Gore (testuale): il finanziamento pubblico delle elezioni al 100% Continua a leggere

Mainardi non giochi a fare il Grillino

“E’ ufficiale: il comune chiede la tangente a chi vuole aprire una nuova attività commerciale”

Questo è il titolo di un articolo del Sì o No dedicato a una lettera inviata dal capogruppo de La Svolta, Massimo Mainardi.

Oltre all’inquietante incipit, nel testo si fa peraltro riferimento a Finmeccanica e a fatti che nulla hanno a che vedere con Cesano e con il tema che si proponeva di trattare: il Piano delle Attività Commerciali, parte integrante del Piano di Governo del Territorio.

Si tratta di un tema delicato, che ha richiesto competenze di professionisti per la redazione del documento (come si evince dalle prime pagine dello stesso).

Così delicato che – posso mostrare a chi vuole i verbali - lo stesso Mainardi nel corso dei lavori della Commissione Territorio non ha mai proferito verbo su tali norme. Non gliene faccio una colpa. Io che a differenza sua proprio non ho nulla a che vedere con il settore urbanistico, faccio ancora più fatica di lui. Continua a leggere

Sui Befana-Bond

Non essendo ancora sufficientemente “freddo” per fare l’analisi del voto, mi soffermo sul caso dell’anno a Cesano: la lotteria della Befana.

Finalmente si è discusso dell’interpellanza presentata da Santi Raimondo (Fratelli d’Italia, da non confondere con Fabio) relativamente alle polemiche intercorse tra la Nuova Associazione Quartiere Giardino e i consigli di circolo scolastici circa il parziale versamento del ricavato dell’iniziativa benefica.

Per chi non lo sapesse, a fronte di una dizione sui biglietti che recitava

“il ricavato verrà devoluto al fondo si solidarietà delle scuole di Cesano Boscone”

su 1450 euro raccolti solo 300 sono stati destinati alle scuole.

Non essendo laureato in economia e commercio, come del resto Giannino e buon ultimo Crosetto, non mi interessa imbarcarmi in una disputa sul significato della parola “ricavato” – mi fido di quanto dice il primo dizionario trovato in rete – ma vorrei esprimere qualche considerazione. Continua a leggere

L’opinabile discesa in campo di Renzi

Per me, oltre ad essere sbagliata, è incomprensibile la mossa di Renzi.

Avrebbe potuto aspettare le prossime elezioni, invece si propone fin da subito come guida di un governaccio di larghe intese (comprendendo anche il PDL). Sicuramente questo non farà piacere alla base.

Dice infatti al Corriere:

Se per riuscire a superare lo stallo che si è creato e che, certamente, non fa bene al Paese, il Pd si presentasse con più nomi di possibili candidati alla presidenza del Consiglio e se fra quei nomi ci fosse anche il mio, allora io ci penserei seriamente». A fare che? Non il candidato premier di una coalizione di centrosinistra alle prossime elezioni, ma il possibile presidente del Consiglio di una grande coalizione, che comprenda Grillo e anche Berlusconi, e che riesca finalmente ad avviare «le tante riforme da fare». «In quel caso potrei accettare di prendere in mano la situazione. So bene che ci potrei rimettere le penne, che mi converrebbe lasciar perdere, ma è una sfida che mi avvince».

Evidentemente ritiene che non vi siano le condizioni per andare presto al voto. Di certo la sua mossa destabilizza ulteriormente.

Curioso che la sua posizione collimi con quella espressa ieri da D’Alema mentre sia divergente con quanto sta cercando di fare Bersani.

Il Voto Consapevole al Centrosinistra

Se vi ritenete sideralmente lontani dal PD e dal centrosinistra, smettete pure di leggere: questo post non fa per voi.

Se invece vi sentite progressisti, anche se avete dei dubbi sul PD, su Bersani, su Vendola, pensate che sarebbe stato meglio Renzi o magari voterete Grillo in segno di pura protesta, magari vi può interessare quanto sto per scrivere.

Si fa un gran parlare in questi giorni di “voto utile”. E’ un’espressione che non mi piace. Ognuno voti ciò che vuole per le finalità che con il suo voto vuole raggiungere.

Preferisco l’espressione “voto consapevole”, come a dire che è giusto votare ciò che si ritiene più opportuno ma dopo essersi informati sulle possibili conseguenze. Credo sia più un dovere che un diritto.

Parto da una prima considerazione: delle tre schede che avremo in mano nei seggi, quella più importante sarà quella gialla. Quei pezzi di carta, più degli altri due, decideranno cosa succederà in Italia.

Per via della nota legge elettorale suina voluta dal tandem PDL-Lega, il premio di maggioranza si deciderà a livello regionale. Pertanto il “voto giallo” in una regione popolosa come la Lombardia è quantomai determinante.

Nel caso in cui il centrosinistra non dovesse vincere al Senato, è fortemente a rischio la possibilità di fare un governo. Continua a leggere

Trasparenza amministrativa: la Carta di Pisa

Articolo per il prossimo numero del Cesano Notizie

Il D.L. 174/2012, recante disposizioni urgenti in materia di finanza e funzionamento degli enti territoriali, comporta anche rilevanti obblighi relativamente alla trasparenza amministrativa. Nella stesura dei connessi regolamenti, però, come sottolineato dall’ANCI, si è aperta una questione circa gli adempimenti a cui sarebbero tenuti i singoli amministratori per via di possibili discrepanze con quanto previsto dalla legge sulla privacy. Pertanto rispetto a tali aspetti le norme sono di natura provvisoria.

Il nostro gruppo, al fine di favorire la massima trasparenza già in questa fase anticipando le scadenze previste, ha deciso di sottoporre all’attenzione del consiglio comunale del 25 gennaio, la Carta di Pisa di Avviso Pubblico.

Tale documento – sottoscrivibile a titolo personale dai singoli amministratori pubblici – prevede una serie di norme molto stringenti volte a favorire la massima trasparenza e per promuovere lo spirito di condivisione dell’attività politica.

Oltre a rendere pubblica la propria situazione reddituale e patrimoniale sul sito del Comune (palesando anche eventuali conflitti di interesse), la Carta prescrive agli amministratori una serie di buone pratiche che vanno dall’impossibilità di assumere qualsiasi incarico negli anni successivi al mandato presso imprese che hanno lavorato per l’ente alle immediate dimissioni in caso di procedimenti giudiziari a proprio carico di una certa rilevanza.

Anche il Sindaco ha seguito la rotta condivisa dal gruppo, prendendo impegni molto chiari in tal senso. Ci pare un gesto di serietà e da sottolineare, soprattutto alla luce del fatto che sta per entrare nel suo ultimo anno di mandato.

Faremo in modo che nelle prossime settimane le disposizioni previste dalla carta vengano assorbite dall’apposito regolamento comunale in modo che tutti gli amministratori si adeguino a tali norme.

Normalizzazione Formigoniana

Stavo riflettendo su come si muovono i vari inquisiti nelle liste del PDL.

Oltre a Berlusconi di cui tutti parlano, mi sembra interessante il caso del Presidente della Regione Lombardia dimissionario, Roberto Formigoni (e pure di Renata Polverini, candidata alla Camera).

Benché sia il vertice di un sistema di potere che in questi mesi è stato falcidiato dalla Magistratura per la sua capillare ed organizzata corruttela, è al secondo posto nelle lista del PDL al Senato in Lombardia 1.

E’ evidente che nella decisione di candidarlo ha pesato la fitta rete di ricatti incrociati, che ha reso tale gesto necessario al fine di assicurare una precaria salvezza a tutti. La logica è quella di essere uniti dalle malefatte e dalla conoscenza dei rispettivi segreti: su queste basi nasce una convergenza di interessi. Quanto di male fatto in passato obbliga ad intrecciare i propri futuri. Continua a leggere

Benedictus XVI abdicavit

Non mi posso dire “sconvolto” come Casini dalle dimissioni di Ratzinger, ma esprimo comprensione per la scelta di Ratzinger di abdicare (e non di dimettersi, come erroneamente scrivono in molti).

Provo comprensione per un uomo di 85 anni che, seppur ancora lucido, risente degli acciacchi legati alla veneranda età e decide di passare la mano.

Significa rendersi conto di non essere più all’altezza di un compito arduo e riuscire a mettere da parte la propria figura pensando di fare il bene dell’istituzione che si presiede. Per certi versi è un atto di generosità. Continua a leggere

Regione Lombardia e il Fondo Sostegno Affitti (#nonc’èsolol’IMU)

Capita di sentire parlare, negli esercizi di retorica leghista, degli straordinari risultati del “buon governo” della Regione Lombardia con tanto di “snocciolamento” di numeri.

Qualche sera fa a Otto e Mezzo, Matteo Salvini, esaltando quanto fatto dalla Lega in questi anni di “buon governo”, appunto, ha anche rimarcato l’impegno per il sostegno affitti tramite apposito fondo di sostegno affitti (FSA), ammontante a suo dire a 13 milioni di euro per il 2012.

E’ un altro tema di cui si parla poco-nulla. Ho cercato di approfondire.

Dalla Relazione di Fine Legislatura della Regione si evince quanto segue:

Il Bando FSA 2010 ha erogato 50 milioni di euro a sostegno, ogni anno, di 68mila famiglie. Nel 2011 sono stati messi a disposizione oltre 40 milioni di euro a sostegno di 62mila famiglie.

Dal 2012, con l’azzeramento sostanziale dei fondi statali, la misura è stata rivista e modificata con l’attivazione del Fondo a sostegno delle famiglie con disagio economico acuto (FSDA); la misura ha aiutato circa 11.000 famiglie nel pagamento dell’affitto, con fondi quasi interamente regionali.

A questo fondo pare si sia aggiunto:

Nel 2011, cond.g.r. 994 del 15 dicembre 2010,anche per ovviare alla riduzione dei finanziamenti statali in materia,è stato introdotto il Fondo rivolto a persone che hanno subito uno sfratto o un licenziamento, una misura che al 2012 ha visto l’erogazione di 8,7 milioni di euro di provenienza regionale a 5.500 beneficiari. Si tratta di una misura a sportello (complessivi 13 milioni di euro) che interessa complessivamente circa 7.500 famiglie assegnando una tantum in forma alternativa, un contributo paria 2.000euro per i nuclei familiari che,a seguito di riduzione del reddito familiare, sono stati sottoposti a procedura di sfratto esecutivo; 1.500 euro per i nuclei familiari che risiedono in affitto,sia sul libero mercato che in alloggi ERP (conesclusione dei contratti a canone sopportabile e dei contratti di locazione temporanea per studenti), nei quali uno o più componenti hanno subito un provvedimento di licenziamento o di messa in mobilità. Il provvedimento è stato rinnovato per il 2011 con d.g.r.1498 del 30/3/2011.

Probabilmente Salvini si riferiva a questo secondo fondo.

Però occorre precisare quanto segue.

Il Fondo Sostegno Affitti è stato ridotto rispetto al 2010 (50 milioni di euro) del 20% nel 2011 e del 76% nel 2012, anno in cui ha dato risposte a 14mila famiglie rispetto a circa 65mila domande. Peraltro, per accedere al contributo bisognava aver dichiarato al massimo 4.000 euro di ISEE.

A ciò si aggiunga che per quanto a me noto – non ho trovato nulla che neghi tale notizia – nel 2013 il Fondo verrà addirittura sospeso.

Nella legge regionale della Giunta Formigoni si apprende:

VISTO il decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti del 4 agosto 2011, concernente il riparto delle risorse del Fondo nazionale per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione, relativo all’annualità 2011, che ha assegnato alla Regione Lombardia l’importo complessivo di € 1.638.685,02, dando facoltà alle Regioni, d’individuare priorità di utilizzo della quota assegnata, anche in deroga al decreto ministeriale 7 giugno 1999; 

PRESO ATTO che i fondi provenienti dallo Stato, di cui all’art.11, l. 431/98, sono stati progressivamente e drasticamente ridotti negli anni per effetto della crisi economica, la cui quota ripartita per l’anno 2011 a favore della Regione Lombardia è di € 1.638.685,02, rispetto a quella ripartita nel 2010 che ammontava a € 23.032.823,01;

CONSIDERATO dunque che le risorse dello Stato ad integrazione del canone di locazione sono state sostanzialmente azzerate con la “Legge di stabilità” e che le uniche risorse destinate a tale misura sono quelle autonome indicate nel Bilancio regionale;

Il Decreto citato è stato firmato dal Sottosegretario Mario Mantovani (Governo Berlusconi).

In pratica alla Regione Lombardia, come detto nelle premesse della delibera di Giunta, nel 2011 è stato azzerato il contributo dello Stato ad integrazione del canone di locazione. Da 23 milioni di euro a poco più di 1.5 milioni di euro. Non servono le percentuali per dimostrare quanto sia devastante questo taglio.

E’ vero che c’era e c’è la crisi.

Ma PDL e Lega non hanno assolutamente nulla di cui vantarsi rispetto agli interventi sociali sul “tema casa” dato che i rispettivi Governi Nazionali (Berlusconi) e Regionali (Formigoni) hanno messo in ginocchio questo settore, con le conseguenze sociali che noi tutti constatiamo.

Credo che questo dovrebbe essere un tema forte da campagna elettorale. #nonc’èsolol’IMU

Al(t-)italia

Il fallimento di Alitalia dovrebbe essere uno dei grandi temi di questa campagna elettorale ma quasi nessuno ne parla. Ed è anche difficile trovare in rete qualche articolo recente che spieghi, cifre alla mano, cosa è successo.

A mio avviso è uno di quei capitoli su cui, senza che Berlusconi possa accampare il solito alibi degli ostacoli posti da Fini, si dimostra l’assoluta incompetenza del suo Governo.

A tal proposito riporto un estratto del blog di Giuseppe Adamoli:

 il cosiddetto salvataggio di Alitalia voluto da Berlusconi nel 2008, contro il progetto di Prodi, era costato 3 miliardi di euro per la “bad company” a carico dei cittadini, oltre ai 2,4 miliardi dell’offerta Air France sfumati di colpo. 
Oggi Cai-Alitalia perde 630.000 euro al giorno e i cosiddetti patrioti, che avevano salvato l’italianità della Compagnia comprando solo “le parti sane” a prezzo stracciato, stanno cercando l’occasione per scappare.

 

Facciamo Chiarezza sugli Accertamenti TIA

Dato che nell’ultimo periodo è stata oggetto di discussione e che si sono diffuse voci non veritiere – alcuni sostengono che si possa pagare al massimo in due mega-rate – vale la pena fare il punto su come è possibile dilazionare i pagamenti della TIA in risposta ad avviso di accertamento.

E’ un problema serio, che verrà risollevato dalla lista civica “Per D’Avanzo Sindaco” con un’interrogazione nel consiglio comunale di domani, ma su cui stiamo ragionando da tempo perché coinvolge diverse famiglie ed attività commerciali sul territorio. Bisogna tener conto del momento di crisi e forse varrebbe la pena ragionare su eventuali modifiche al regolamento connesso (rispettando ovviamente il quadro normativo).

Possiamo comunque già chiarire lo stato delle cose (che è ben diverso dalle due rate di cui si parla).

In sostanza, si può rateizzare il pagamento con ben 8 rate trimestrali dall’importo minimo di 100 euro (fino a 51.650,00 euro altrimenti si può andare a 12 rate).

Al link trovate il modulo per l’istanza di rateazione.

Graduatorie Piani Attuativi Pasubio/Olmi e Vespucci/Salvo d’Acquisto – San Carlo

Sono state pubblicate recentemente le graduatorie per l’assegnazione degli appartamenti in edilizia convenzionata presso i Piani attuativi Pasubio/Olmi (VPO) e Vespucci/Salvo d’Acquisto-San Carlo (PV1).

Ecco i link

Pasubio/Olmi (VPO)

Vespucci/Salvo d’Acquisto-San Carlo (PV1)

Non ho mai apprezzato la formula dell’edilizia convenzionata.

Ritengo il refrain “diamo la casa ai giovani” illusorio e semplicemente un volano per costruire cercando di accattivarsi i cittadini.

Inoltre i meccanismi sono sempre insolitamente “faragginosi”.

Se poi capita che nelle liste si trova qualche cognome noto, si ottiene l’effetto perverso di veder crollare la fiducia dei cittadini.

La prima cosa che balza all’occhio, guardando queste graduatorie, è che oltre all’elenco dei nomi non c’è nessun tipo di punteggio.

Tizio è arrivato prima di Caio. Ci basti sapere questo.

Ma la trasparenza degli atti è un’altra cosa. C’è da lavorare molto in tal senso.

 

Solidarietà a Carmela e Francesca

A notte inoltrata ho appreso da uno status su Facebook di Nino “Nic” Russo che probabilmente, nel tardo pomeriggio di ieri, la giornalista de Il Giorno Francesca Santolini e l’ex consigliera comunale PD di Buccinasco, Carmela Mazzarelli, sono state oggetto di un’intimidazione di stampo mafioso.

In sostanza un furgone si sarebbe avvicinato all’auto guidata dalla Santolini nei dintorni di Assago e avrebbe fatto partire dei colpi di mitra. Siccome gli inquirenti non hanno trovato traccia, al momento, di bossoli, si potrebbe trattare di un’arma giocattolo.

Considerando le due personalità nell’auto è difficile pensare che si possa trattare di una coincidenza e che si sia trattato dell’atto di balordi.

Ci sono molti aspetti non chiari nella vicenda. Continua a leggere

I Lauti Compensi di un Consigliere Comunale (4)

Come tutti gli anni Vi aggiorno rispetto ai compensi legati alla mia attività di consigliere comunale.

Nel periodo che va dal 01/01/2012 – 30/11/2012 (quasi un anno) ho percepito la somma lorda di 298.08 .

Vengo pagato per le mie presenze ai consigli comunali (a cui sono stato sempre presente) e per le conferenze dei capigruppo. Non faccio parte di nessuna commissione (dove sono comunque invitato permanente ma non percepisco il gettone di presenza).

Per ogni “adunanza” a ogni consigliere spetta un gettone di € 16.56 che quest’anno risente della riduzione del 30% perché Cesano ha sforato il Patto di Stabilità nel 2011 ( ai sensi del D.Legislativo 149/2011). Continua a leggere

Berlusconi-Santoro: io mi sono divertito

Francamente non capisco la pioggia di critiche sulla trasmissione di Santoro.

Io mi sono divertito. E’ stato spettacolo puro.

Di politica non c’era nulla e non per colpa dei giornalisti (Santoro più in palla di Travaglio, prontissimo a rispondere alle battute della Iena ridens) ma di una macchietta che non ha più nulla, sempre che l’abbia avuto, da offrire alla platea elettorale. Sono convinto che nessuno degli spettatori possa cambiare idea su Silvio Berlusconi. A maggior ragione per quanto visto e sentito anche ieri sera (semplicemente fantastica la storiella del matrimonio del figlio di Erdogan).

Per Santoro e Travaglio, professionalmente, era la serata della vita.

Chissà da quanto sognavano di avere ospite Berlusconi per poterlo attaccare con una raffica di spigolose domande. Prima di ieri, però, l’occasione non si era mai prestata. Semplicemente perché l’allora potente e venerato Berlusconi inorridiva all’idea di presentarsi davanti al suo sommo accusatore, Travaglio, in un contesto dove non avrebbe potuto leggere le domande per preparare con calma le risposte e dove si sa, piaccia o non piaccia, le questioni scomode vengono sollevate.

Preferiva invece recarsi in quei salotti televisivi o redazioni dei giornali in cui fino a pochi mesi fa le domande erano di comodo e dove, anche dopo il caso Ruby, veniva difesa la sua effige di statista.

Quegli stessi giornali che oggi criticano i potenziali effetti rinvigorenti della trasmissione di ieri (non capisco come francamente) solo per essere passati ad altro e ben più compassato padrone, Mario Monti.

Ecco, sarebbe bello vedere lui da Santoro e Travaglio, a parlare magari della Trilaterale, di Bildelberg, delle Banche e dei suoi rapporti con la Santa Sede!

Cesano Boscone: risultati Primarie Parlamentari PD del 29 dicembre

Bassoli 1 Casati 50
Cimbro 2 Peluffo 5
De Biasi 1 Cazzola 1
Gasparini 2 Fiano 18
Malpezzi 2 La Forgia 73
Tommasone 2 Martinelli 7
Vignola 3 Campione 5
Cova AP 2 Prino 2
Cova I 8 Cimbro  1
Croato 1 Vimercati 7
D’Amico 4 Mirabelli 9
Cardona 13 Cova P 5
Quartapelle 14 Lamperti 2
Pollastrini  20 Prina 27
Brembilla 200 Messina 6
Mauri 37
Sorbi 4

Votanti totali 294 – Schede valide 92 – 1 bianca – 1 nulla.

Per me non si candida nessuno dei due…

In questi giorni si parla tanto della ridiscesa in campo (sarebbe la sesta) di Silvio Berlusconi e della possibile candidatura di Mario Monti a Primo Ministro.

Sono convinto che non si verificherà nessuna di queste due eventualità (pronto agli sfottò nel prossimo periodo).

Su Berlusconi spendo poche parole. L’ipotesi si è già sgonfiata. E’ un pò come quei dinosauri che si accorgevano dopo ore di essere morti per via delle dimensioni mastodontiche . Ancora qualche sconfortante sondaggio nelle prossime ore ed il discorso sarà chiuso.

Per Monti il ragionamento è necessariamente più complesso e dai contorni meno decisi. Sappiamo che ieri ha partecipato a un incontro del Partito Popolare Europeo, non proprio in linea con l’atteggiamento super partes assunto finora.

Ma vedo troppe difficoltà al buon esito di una sua candidatura.  Continua a leggere

Una Legge Regionale da cambiare

Nel filotto delle primarie dell’ultimo periodo, dalla scelta del candidato Premier del centrosinistra a quelle natalizie per la scelta dei parlamentari, si inseriscono le primarie di sabato 15 che porteranno alla scelta del candidato Presidente della Regione Lombardia.

Detto che sono ancora indeciso sul da farsi perché trovo ottimi tutti e tre i profili che ambiscono a ricoprire tale incarico, non mi sfugge quanto saranno importanti le conseguenti elezioni.

Non mi riferisco solo al “ruolo Ohio” della Regione Lombardia,  per via dei riflessi che questo voto avrà anche sulle elezioni politiche e sulla possibilità di avere una maggioranza al Senato.

Ma sono convinto che siamo chiamati a voltare pagina bruscamente rispetto al ventennio formigoniano che a mio modo di vedere – per i presupposti che lo caratterizzavano – è scivolato spontaneamente, dopo la fossilizzazione di un sistema di potere marcatamente clientelare e affaristico, a forme di corruttela e addirittura ad essere condizionato dalle organizzazioni criminanali di stampo mafioso.

Stamattina, leggendo un post di El Paes di Matt,  mi sono imbattuto in una delibera della nostra Giunta a cui non avevo prestato importanza, forse per via del titolo che non mi aveva permesso di capire di cosa si trattasse.

In sostanza si rende conto dei contributi che il Comune eroga alle confessioni religiose del territorio che ne facciano richiesta, in virtù di alcuni articoli della legge regionale per il governo del territorio (la LR 12/2005) che destina una cifra pari almeno l’8% degli oneri di urbanizzazione secondaria all’edilizia di culto. Continua a leggere

Il Decalogo della Nuova Sinistra

1) sbriciolare qualsiasi riferimento culturale nel passato, ad eccezione degli U2 e Jovanotti

2) l’antiberlusconismo è il metro di una sinistra che non guarda avanti mentre è sacrosanto massacrare l’esperienza di 18 mesi del Governo Prodi, quale origine dei mali d’Italia.

3) dichiararsi contro i costi della politica e al contempo fare campagne elettorali milionarie con i soldi di qualsiasi figura poco trasparente. Ovviamente i soldi che arrivano dall’estero (Cayman) non vanno contati.

4) parlare di “Noi e Loro” ma accusare gli altri di dividere e cercare di cambiare in corsa qualsiasi regola che non sia vantaggiosa accusando preventivamente gli avversari di brogli.

5) rilanciare la suicida “vocazione maggioritaria” del PD benché il quadro politico sia più frammentato (centrosinistra, centrodestra, sinistra, destra, centro, IDV, M5S). Tutto il ragionamento si basa sul postulato ontologico che il grande leader prende il 50% da solo.

6) essere a favore di una maggiore unità politica europea, purché sempre alla mercé degli Stati Uniti come dimostrato con l’ostilità al riconoscimento della Palestina come osservatore ONU.

7) citare in continuazione Obama, ma concordare con le misure economiche proposte da Romney: del resto come dice Zingales la sanità per tutti negli USA non era una priorità.

8) sostituire le parole “solidarietà”, “equità”, “redistribuzione” con “merito”, “merito”, “merito”.

9) prendere a prestito qualche riuscita battuta dai cinepanettoni dei Vanzina

10) Quando si rischia di essere equivoci in una proposta, niente affanni: basta tirar fuori qualche parola in inglese

Mozione sull’Attraversamento Pedonale di via Roma

Alla luce dei continui e pericolosi incidenti (più persone investite nel corso degli ultimi mesi) che riguardano l’attraversamento pedonale sito in via Roma in corrispondenza di Villa Marazzi, ho presentato la seguente mozione affinché il consiglio comunale, nonostante la pesante congiuntura economica, esorti l’amministrazione a reperire le risorse per mettere in sicurezza il tratto di strada.

MOZIONE

“Interventi di Mitigazione Velocità in via Roma”

Il Consiglio Comunale di Cesano Boscone

rilevato che

nel Piano di Mandato 2009/2014 che guida l’operato della presente amministrazione è prevista, all’interno del capitolo “riqualificazione generale del tessuto urbano”, la realizzazione di zone a traffico limitato e zone a 30 km/h; Continua a leggere

Perché Bersani

Alle primarie del 25 novembre sosterrò Pierluigi Bersani come candidato Primo Ministro del centrosinistra.

Credo che per chi mi conosce non si tratti di una novità. L’avevo già sostenuto come segretario dopo averlo apprezzato per il suo operato di ministro innovatore e pragmatico. Oltre alle famose liberalizzazioni, si era distinto per avere un’idea chiara delle politiche industriali e della rilevanza della produzione nel tempo dello strapotere della finanza e della credenza che i servizi fossero sufficienti ad alimentare l’economia. Lo ha ammesso, molto sinceramente, anche un diretto sfidante, Nichi Vendola: “Non voglio fare pubblicità a un mio competitor, ma l’ultima volta che ho visto un ministro dell’Industria, quello si chiamava Pier Luigi Bersani”

Lo sosterrò ancora, perché ho condiviso la linea che ha impresso al Partito Democratico, raccogliendolo non certo in buono stato dopo la breve parentesi della segreteria Franceschini, ancora sofferente per i lividi del fallimento veltroniano.

Bersani, sempre mantenendo il Partito unito, è riuscito a cambiare l’organizzazione “evanescente”, più che “liquida”, delle origini e ha avvicinato il PD alla grande casa dei Partiti Socialisti Europei. Una collocazione precisa, che richiama un’identità definita ed idee chiare su welfare, lavoro, sviluppo e lotta alle crescenti disuguaglianze sociali.

Inoltre ha lavorato per favorire una politica che recuperasse l’idea di collettivo e di organizzazione che era rimasta falcidiata sotto i colpi della deriva leaderista degli ultimi anni. Meno slogan più ragionamento ed elaborazione. Insomma, ognuno faccia la sua parte, ma nessuno è indispensabile.

Sono stati mesi difficili, caratterizzati da scelte difficili – su tutti l’appoggio al Governo Monti – e non esenti da errori. Si pensi ad esempio ai vari episodi in cui il PD è uscito con le ossa rotte dalle primarie locali anche per decisioni non felici della segreteria. Ma è proprio in quei frangenti che Bersani ha mostrato uno dei suoi più grandi pregi: non ha perso la lucidità, ha mostrato di avere le spalle larghe. Responsabilmente ha lavorato e ricostruito, gestendo con buon senso anche situazioni che si erano fatte molto complesse (mi viene in mente l’incredibile risultato di Milano). Per dirla brevemente, una persona affidabile. Continua a leggere

Ma il Pantheon era una Chiesa?

Da poco rientrato dal Teatro della Luna dove ho assistito al confronto tra i candidati del centrosinistra trasmesso da Sky.

Sicuramente soddisfatto, merito della formula televisiva ben impostata, diretta ed in grado di far emergere le differenze e di cinque bei profili che hanno dato vita a una trasmissione densa di contenuti, senza scontri plateali, dando agli spettatori l’impressione di una coalizione diversa rispetto alla riottosa Unione di Prodiana memoria.

Ci ha guadagnato soprattutto il centrosinistra versione Milano.

Poco altro da aggiungere se non che il sempre-candidato Tabacci vanta una solida preparazione, la Puppato ha l’aria rassicurante della massaia padano/emiliana, Renzi recita a memoria battute preparate da altri, Vendola parla in quartine e che Bersani è l’unico che guarda avanti e che ha il profilo adatto al ruolo di Primo Ministro.

E allora in questo clima di ecumenismo – ben venga – imperante, lasciatemi lo spazio per una riflessione critica.

Mi riferisco alla domanda, insignificante per come posta, densa di valore per le pessime risposte raccolte “due nomi che metterebbe nel suo Pantheon del centrosinistra?” Continua a leggere

E-care ci risponde che…

In occasione del consiglio comunale dell’11 giugno scorso, il PD cesanese aveva presentato una mozione a sostegno dei lavoratori dell’E-care, poi ripresa anche dal nostro gruppo provinciale.

In entrambe le assise venne votata all’unanimità.

In sostanza chiedevamo al Sindaco di aprire un tavolo di confronto per presentare alla dirigenza le preoccupazioni delle istituzioni locali rispetto alla difficile situazione di una delle più grandi aziende del territorio e per avere un quadro più chiaro di quanto stava avvenendo in merito alla pianificata delocalizzazione in Puglia di parte dell’attività produttiva.

Nel corso dell’ultimo consiglio comunale ci è stata data lettura di una comunicazione del Dott. Giovanni Orestano, direttore generale di E-care spa.

Finalmente sono riuscito a recuperarla e scansionarla.

Potete leggerla qua.

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Il famoso “taglio”

Come ho scritto ieri, sabato in consiglio comunale è stata bocciata la possibilità di aumentare di 0.5% l’aliquota IMU sulla prima casa.

Tale incremento di avrebbe permesso di reperire risorse per ridurre il debito della cifra che ci doveva essere ancora comunicata dallo Stato e che, stando alle stime dei nostri uffici, sarebbe dovuta ammontare a 207mila euro.

In realtà, notizia di ieri sera, per il Comune di Cesano Boscone tale somma corrisponde a 348mila euro, quasi 150mila euro in più di ciò che si temeva.

Non riuscendo a ridurre l’indebitamento di tale cifra, nel 2013 le casse comunali subiranno per effetto del DL 174 del 4/10/2012, un taglio ai trasferimenti della stessa entità.

E questa è decisamente una notizia peggiore di quanto già sapevamo.

Un’opportunità buttata alle ortiche… Speriamo di non dovercene pentire

Benché oggi il Ministro Grilli abbia confermato la data del 17 dicembre quale scadenza per i versamenti IMU dopo la protesta dei CAF (centri di assistenza fiscale), la situazione relativa a questa tassa è quantomai magmatica e confusa.

Ad oggi, a detta della Consulta, solo il 18% dei Comuni ha deliberato le aliquote IMU per l’anno 2012.

E’ vero che si tratta del primo anno dell’imposta municipale propria, ma è anche vero che il Governo nel corso di questi mesi ha combinato qualche pasticcio.

Il primo è relativo alle stime fornite ai comuni rispetto al gettito.

Come afferma il Sindaco di Varese nonché esponente ANCI Lombardia, Attilio Fontana: ”Noi ci ritroviamo dunque nella situazione di aver dovuto mettere a bilancio delle cifre che molto verosimilmente non incasseremo mai perché le stime IMU fornite dal Governo  sono gonfiate del 20-30%”.

Riconosciuto l’errore, l’esecutivo guidato da Mario Monti si era impegnato nei mesi scorsi a compensare gli eventuali ammanchi con fondi statali. Al momento però di questi non v’è traccia e molto probabilmente non ve ne sarà mai. Continua a leggere

La sempreverde arroganza dei ricchi

Non mi pare si sia discusso abbastanza della reazione di Confindustria, per bocca del Vicepresidente Aurelio Regina, di fronte alla possibilità di un’imposta ulteriore del 3% sui redditi superiori ai 150mila euro.

Bollata addirittura come “iniqua”, è sintomo dell’atteggiamento di una classe di boiardi che pensano di essere esonerati dal pagare le conseguenze della crisi.

La logica della responsabilità deve appartenere solo ai poveri cristi. Ai quali è chiesto di rinunciare a qualsiasi forma di protezione sociale, di affrontare la vita in maniera precaria e insostenibile. Le leggi del 1970 sono vetuste e inadatte a descrivere la complessità della situazione attuale. L’accedere a una pensione dopo 40 anni di contributi equivale a uccidere i giovani.

Lo Stato Sociale è il passato. I Sindacati pensano solo a sacche di lavoratori privilegiati e non ai problemi dell’Italia.

La ricchezza invece è invece uno status inviolabile. Inscalfibile e sempre di moda. Non è mai vecchia, la ricchezza.

Confindustria invece è da sempre legittimata a pensare ai cazzi suoi.

E’ l’arroganza di buona parte della classe imprenditoriale italiana, parassitaria ed arrogante, una delle vere cause del nostro declino.

Ricordiamocene.

Qualche Nuovo Presidente di Seggio?

Cambia il tipo di consultazione (politiche, regionali, amministrative, referendum) ma non cambia mai, fino a morte naturale, la composizione dei seggi cesanesi.

Le stesse facce di sempre. Gli stessi presidenti di sempre (e in alcuni casi anche i segretari e gli scrutatori di sempre).

Scherzi a parte, c’è oggi la possibilità di essere inseriti nell’albo dei Presidenti di Seggio.

Penso possa essere una bella occasione per tanti giovani: oltre a qualche euro guadagnato, è pure un’esperienza carina.

Scaricate il MODULO ISCR ALBO PRESIDENTI DI SEGGIO  e consegnatelo compilato agli sportelli Risparmia Tempo nei seguenti orari:

- nella sede di via Vespucci 5, dal lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle 12.30

- presso il centro commerciale Auchan, dal lunedì al venerdì dalle 14.30 alle 19.30 e il sabato dalle 10 alle 17.

Al via il Comitato “Cesano X Bersani”

Cesano Boscone, 14 ottobre 2012 - Nella simbolica ricorrenza del quinto anno di vita del Partito Democratico, a Cesano Boscone prende il via l’attività del Comitato a sostegno della candidatura di Pierluigi Bersani nelle primarie di fine novembre.
Il comitato, che vanta già numerosi sostenitori, raccoglie, oltre a diversi amministratori ed esponenti locali del PD, personalità impegnate a diverso livello nella vita sociale cesanese.
Riconoscendo l’estrema delicatezza del momento per il Paese, oltre a voler aggregare le migliori energie a sostegno di Bersani per le primarie, mai come oggi si sente la necessità di una politica che coinvolga e che inviti a partecipare, rifuggendo modelli leaderistici ed autoritari. “Non si governa senza Popolo” sottolinea proprio lo stesso Bersani.
Il Comitato organizzerà iniziative nelle prossime settimane esclusivamente grazie all’autofinanziamento degli aderenti. Tutti i contributi di natura economica e le spese sostenute verranno pubblicati a favore della massima trasparenza.
Si può aderire al Comitato inviando una mail a cesanoxbersani@gmail.com
Si può seguire il Comitato su Facebook - Cesano Boscone per Bersani e su Twitter - Cesano X Bersani

Che Erroraccio Maroni!

Credo che oggi Maroni abbia perso un’opportunità storica per la Lega.

Avebbe potuto dimostrare che per il suo Movimento è iniziato il nuovo corso post-Belsito e avrebbe potuto archiviare la brutta esperienza di governo lombardo in cui anche i leghisti si sono “sporcati” (vedi Boni e Bossi jr).

La Lega poteva uscirne da protagonista (con tanto di premio elettorale alle politiche). Invece si è accomodata sui comunque traballanti scranni della Regione.

Per questa viltà – e assenza di acume politico –  meritano l’onta di non entrare neanche in Parlamento.

Per quanto riguarda la Lombardia non serve che ci si sprechi in maledizioni: è questione di qualche settimana.

Zambetti: ci piace ricordarlo così…

Vale la pena di ricordare che recentemente l’assessore regionale Domenico Zambetti, arrestato ieri per aver “comprato” 4000 voti dalla ‘ndrangheta (per la modica cifra di 200mila euro), si è reso protagonista di un’importante serata in quel di Cesano.

In data 4 marzo 2012, infatti, è stato assoluto protagonista di un’assemblea pubblica, organizzata al Quartier Tessera dalla lista civica La Svolta, in cui sono stati affrontati i diversi e annosi problemi del quartiere ALER. Un grande successo di pubblico, come comprensibile.

Zambetti mostrava un piglio deciso, rassicurante (vedi video). Ben diverso da quello che descrivono le carte giudiziarie in questi giorni, secondo cui avrebbe pianto per la paura di fronte alle lamentele dei boss della ‘ndrangheta.

A Cesano l’assessore garantì impegno e si profuse in promesse. Fino a ieri non è stato risolto neanche un problema del Tessera. Da ieri, però, l’assessore ha un alibi di ferro per giustificare la mancanza di soluzioni.

 

 

 

CesanoLab: una piccola-grande rivoluzione per Cesano

Consueto articolo per il Cesano Notizie. Come sempre ci sono limitazioni di spazio (giustissime) che non mi permettono di argomentare più in profondità le questioni.

A breve distanza dall’inaugurazione della Scuola di Musica, si è da poco tagliato il nastro di CesanoLab, il nuovo spazio destinato alle politiche giovanili.

Questo progetto, realizzato in una struttura all’avanguardia dal punto di vista energetico, si prefigge lo scopo di fornire ai ragazzi di Cesano uno spazio per ritrovarsi, socializzare e, volendo, avere l’occasione per sviluppare idee e percorsi culturali.

Il Partito Democratico ha creduto in questa iniziativa e l’ha sostenuta con forza.

Il nostro Comune – sebbene negli anni abbia visto esperienze interessanti come il Centro Giovani – probabilmente mancava di una realtà di questo tipo. Continua a leggere

Illudiamoci di Poter Cambiare il Finale a un Romanzo già Scritto

E’ di ieri sera la notizia che Mario Monti, dopo mesi di continue smentite, ha affermato di essere disponibile per guidare un nuovo esecutivo qualora gli venisse espressamente richiesto dopo le elezioni (a cui ovviamente il semidio non intende partecipare).

Lo scenario è fin troppo chiaro: Monti pregusta l’ennesima situazione di stallo nel dopo-voto. Non è difficile prevedere – stando ai sondaggi e alle stime attuali – che nessuna coalizione sarà in grado di avere la maggioranza in parlamento, in particolare al Senato.

Conseguentemente, le forze politiche dovranno accordarsi per una Große Koalition. Difficilmente il nuovo rassemblement potrà essere guidato da un candidato di parte. Scatterà quindi l’automatismo di chiedere al vecchio Cincinnato di riprendere in mano la situazione. Continua a leggere

Due Australiani, la bici e il Naviglio Grande

Sull’alzaia del Naviglio Grande, nei pressi di Abbiategrasso, stamattina ho incontrato due signori australiani che sono in vacanza in Italia e la stanno girando in bicicletta (grandissimi!).

Gli ho fornito qualche indicazione per raggiungere Bereguardo e gli ho consigliato di visitare l’abbazia di Morimondo.

Però! Dall’Australia per girare sul Naviglio… Mi hanno spiegato che il percorso è inserito sulla loro Lonely Planet (in maniera non chiarissima credo di aver inteso) ed erano curiosi di sapere cosa ci fosse da visitare in zona.

Interessante. E’ evidente comunque che nella nostra regione il turismo su due ruote non sia mai stato preso in considerazione. Continua a leggere