Nell’analizzare l’intervista domenicale (ormai una consuetudine) di Veltroni, i principali commentatori si sono concentrati sull’infelice passaggio legato al “santuario dell’articolo 18“. A me pare, invece, che dal punto di vista politico il punto dirimente sia un altro:
“Io vedo le possibilità. La fine del Berlusconismo libera energie e apre spazi immensi. Il profilo di un partito riformista, innovatore, aperto, unito può raccogliere il lavoro di questi mesi e presentarsi come il soggetto di un tempo nuovo. La foto di Vasto fu scattata quando c’era Berlusconi. Ora pensiamo a noi. Non vorrei che Casini facesse, in un nuovo centro destra, l’operazione che noi avevamo immaginato per il centro sinistra e che noi si rifluisca, come nel 94. Perderemmo così un’altra occasione, forse l’ultima, di far conoscere all’Italia una vera e profonda stagione di riforme”.
Forzando un pò il concetto, secondo Veltroni oggi le distinzioni tra le vecchie coalizioni non hanno più senso, tanto che individua nel berlusconismo l’ultimo elemento di divisione tra sensibilità politiche storicamente contrapposte: e così, con l’affievolirsi di Silvio, la foto di Vasto (residuo di ciò che furono Ulivo ed Unione) non risponderebbe a nessuna esigenza storica, di fronte all’esaltante prospettiva di una possibile coalescenza.
Che strana parabola quella di Veltroni! Leggi l’articolo completo